Una mamma, il cancro e Cristo Gesù

14 dicembre 2016
Stefano Caglia Ferro

Caro lettore, di seguito puoi trovare la testimonianza di una ragazza che ha affrontato un’esperienza entusiasmante, ha ricevuto la grazia di Dio nel cuore, la salvezza ed una nuova vita spirituale in Cristo Gesù. Potrai leggere di come la grazia di Cristo l’abbia accompagnata in esperienze belle così come attraverso la difficoltà morale, emotiva e fisica della lotta contro un tumore durante la gravidanza.

Queste parole scritte come una lettera dalla mamma alla piccola Chiara, hanno lo scopo di incoraggiare tutti a cercare Cristo Gesù nella propria vita che non è una religione ma una MERAVIGLIOSA PERSONA che manifesta l’amore di Dio per la salvezza di chiunque crede. Desideriamo incoraggiare anche chi, come lei, si trova a combattere contro una malattia, sapendo che il Signore Gesù Cristo è vicino a quanti hanno il cuore afflitto per consolare, guarire e, soprattutto, donare vita eterna.

Buona lettura, se vuoi contattarci oppure desideri comunicare con Cristina, puoi usare il form CONTATTACI sulla home page del sito.

Dio ti benedica.

 

“Ma io canterò la Tua potenza, e al mattino loderò ad alta voce la Tua bontà, perché Tu sei stato per me una fortezza, un rifugio nel giorno dell’avversità.

O mia forza, a te salmeggerò, perché Dio è il mio rifugio, il Dio che mi fa del bene”. Salmi 59:16,17

 

Dolcissimo amoimg-20160331-wa0011re mio,

quando leggerai questa lettera ormai sarai matura e in grado di capire da sola il grande miracolo che è accaduto nelle nostre vite, il legame così profondo che ci lega e l’infinito amore che provo per te.

Sai, una volta il rosso era il mio colore preferito, ora questo colore mi ricorda le pareti del reparto di radioterapia o il liquido delle prime quattro chemioterapie o il colore del sangue delle infinite iniezioni che ho fatto. Adesso non so se il rosso mi piace ancora!!

Ti chiederai perché io ti stia confidando queste cose…andiamo con ordine allora e ti racconto questa storia, anzi la nostra storia dall’inizio.

Ti ho voluta e desiderata da sempre, ma le circostanze non lo permettevano, poi è arrivato l’anno 2015 e sia nella vita del tuo papà che nella mia, sono accadute tante cose meravigliose: una casa, un lavoro sicuro per me, ma soprattutto Dio si è fatto conoscere nelle nostre vite. Papà ha accettato il Signore come personale salvatore e piano piano l’ho fatto anche io. Il Signore sapeva che il mio desiderio più grande era avere un figlio e la mia preghiera era questa: “Signore tu conosci il mio cuore, se un bambino è nella tua volontà, io sono qui”.

Così un giorno di fine agosto, ho scoperto che stavi per arrivare tu, non sapevo ancora se maschio o femmina, ma sapevo che ti avrei amato più della mia stessa vita ed ero felicissima. Ti ho voluto bene dal primo istante in cui ho saputo che crescevi dentro di me.

Ma il 2015 riservava ancora delle sorprese per noi e il 27 Settembre, il Signore ha salvato anche me!! Che bello finalmente!! Avevo pregato tanto e per molto tempo per la salvezza della mia anima, ma solo in quella Domenica durante un culto di Battesimi, in una chiesa di un altro paese e con un altro pastore, ho capito fino in fondo il sacrificio di Gesù su quella croce.

Ora avevo davvero tutto: una casa, un lavoro, un marito che amava Dio e me, un bambino in grembo e Gesù nel mio cuore..che altro volevo di più? Un giorno qualcuno disse a papà e a me: “State in guardia perché dopo così tante benedizioni arriverà la prova..siete pronti?”. E infatti, la prova arrivò e bella tosta anche! Il 17 Dicembre, dopo alcuni esami, mi hanno diagnosticato un carcinoma maligno infiltrante alla mammella sinistra, la stessa mammella che avrebbe dovuto darti nutrimento e vita era malata.

Malata di uno dei tumori più aggressivi di cui una donna si può ammalare e la cosa più assurda era che in quel momento, nel mio corpo c’eri anche tu! Strano vero? Contemporaneamente dentro di me si trovavano la cosa più brutta, il cancro, e la più bella, un bambino, che una donna possa avere. Quando sei nata, hai cercato subito quel seno e io non potevo dartelo..è stato tremendo! Tante donne mi dicevano che anche i loro figli erano cresciuti con il latte artificiale, che non sarebbe stato un problema..certo che no, ma loro almeno ci avevano provato ad allattare e magari per una serie di motivi avevano dovuto smettere, io non ho potuto nemmeno provare ad attaccarti perché con dei farmaci non mi hanno fatto arrivare il latte e quell’emozione non l’ho mai provata, ma grazie a Dio ne ho provate molte altre.

Il 14 Dicembre, solo tre giorni prima, avevamo saputo che saresti stata una femmina!! Una bimba, ora sì che potevo dedicarmi alla tua cameretta, agli acquisti per te, ai preparativi per il tuo arrivo, camminavo a tre metri da terra dalla felicità! E invece, gli unici preparativi che ho potuto fare, erano solo visite, esami, controlli per l’intervento d’urgenza che avrei dovuto fare per asportare quel tumore.

Ricordo molto bene quando ci hanno comunicato la notizia, la dottoressa ci girava intorno, non aveva il coraggio di pronunciare gli esiti degli esami, allora io le ho chiesto se avevo un tumore e alla sua risposta affermativa, le lacrime hanno cominciato a scendere e io pensavo solo a te..in quell’istante era cambiata la mia vita per sempre!

Dopo averci informato sulla diagnosi la prima alternativa, secondo loro, era quella di interrompere la gravidanza per poter curare meglio me, ma io non l’ho fatta finire nemmeno di parlare..assolutamente no! Mai e poi mai avrei potuto rinunciare a te..

La seconda possibilità, era un intervento d’urgenza con anestesia totale a cui si aggiungevano cicli di chemioterapia prima e radioterapia poi..in quel momento, l’unica cosa che sono riuscita a dire, ma di cui ero assolutamente certa, era che i medici dovevano certo curare me, ma allo stesso tempo salvaguardare anche te. In quella sala operatoria, le vite da custodire erano due.

Lasciarono alcuni minuti a papà e a me per poter pensare, stranamente papà quel giorno era a casa dal lavoro e mi aveva accompagnata in ospedale..il Signore voleva che fossimo lì entrambe per ascoltare!!. Intanto nella mia mente continuavo a chiedermi “perché?”, perché a me, perché ora, perché con te piccola creatura indifesa nella mia pancia?, e papà che fino a quel momento non era riuscito a dire nemmeno una parola, in lacrime mi disse: “Il nostro Dio non da mai delle prove che non si è in grado di sopportare e superare e noi, con il suo aiuto, ce la faremo!”.

Questo è il messaggio che il tuo papà ha mandato alle persone che ci volevano bene per informarle di quello che ci avevano appena comunicato:

“tutto coopera per il nostro bene, Dio ha un piano..

I nostri piani non sono quelli di Dio..sarà di testimonianza questa cosa,

ma ci vogliono tante, tante preghiere fatte con il cuore e con fede perché Dio può ogni cosa e noi possiamo solo affidarci a Lui, il Re dei Re e Signore dei Signori e ne usciremo vincitori!

Combatteremo questo tumore maligno al seno che hanno trovato a Cristina, con l’aiuto e la potenza di Dio aumentando sempre di più la nostra fede, unendoci insieme nella preghiera che farà esplodere la Potenza di Dio che ci soccorrerà. Gesù ci ama”.

Da quel momento è iniziata verso di noi una catena di solidarietà da parte di tutti fatta di gesti, lacrime, abbracci, silenzi, ma soprattutto di preghiera. Preghiera forte, intensa, potente, pregavamo sempre a casa, in chiesa, da e con i fratelli..in ginocchio!. Pregavamo per me, ma specialmente per te, la mia dolce bambina..tu eri il mio pensiero costante, ininterrotto, ai medici ripetevo sempre di curare me, ma di proteggere te.

In tutto questo dolore, io non ho mai incolpato Dio, non ho mai pensato di abbandonare il Signore, anzi mi sono aggrappata ancora di più a Lui, se non avessi avuto Gesù nel mio cuore avrei sbattuto la testa nel muro, sarei stata disperata e invece io mi sono arresa a Lui, alla sua volontà. Potevo lasciare le vie del Signore, da poco lo avevo accettato, per un momento ho pensato: “Ma come Padre mio, solo tre mesi fa mi hai salvato, mi hai fatto gustare la tua Grazia e ora mi fai questo?”. E invece no, io ero certa che Dio si sarebbe preso cura di noi.

Abbiamo pregato per la mia guarigione immediata e non c’è stata, abbiamo pregato perché non  mi sottoponessero all’intervento e non è stato così, abbiamo pregato affinchè non dovessi fare chemioterapia in gravidanza e invece ho fatto due cicli…quale era il piano di Dio?

L’8 Gennaio 2016 fui sottoposta ad una quadrantectomia con svuotamento ascellare di tutti i linfonodi perché c’era una macrometastasi, la paura era tanta perché esistevano pochissimi casi nella letteratura medica, il primo nella provincia di Como.

Quella mattina, prima di scendere in sala operatoria, nella mia stanza il tuo papà, i nonni, gli zii insieme a me, abbiamo fatto una preghiera perché tutto andasse bene, ma soprattutto che il Signore guidasse le mani dei chirurghi, perché Dio è il Dottore dei Dottori. Nel medesimo istante in molte altre parti, luoghi, chiese, decine e decine di persone stavano pregando per noi. Quello che stava succedendo era meraviglioso, centinaia di persone con lo sguardo verso il Cielo gridavano all’unisono a Dio la stessa cosa. E il nostro Padre celeste ha ascoltato!! Con la tecnica del passaparola molte persone, anche non convertite, si erano rivolte a Dio e Lui le aveva esaudite!! Hai capito cosa stava succedendo? Dio si stava usando di noi solo per dare Gloria a Lui!! In tutti questi mesi, in ogni decisione che papà e io dovevamo prendere, anche rischiosa per te, noi abbiamo sempre chiesto aiuto a Dio e Lui ha sempre risposto.

Dopo molte ore e alcuni problemi respiratori, l’intervento è finito con un buon risultato, quando ho riaperto gli occhi, io volevo solo sapere se tu, amore mio, stavi bene. Sì, tu eri viva e il battito del tuo piccolo cuoricino, sempre monitorato, era regolare.

E’ ancora vivo in me il ricordo di quella notte, la notte prima dell’intervento, quando tutti sono andati via, quando le luci si sono spente e nel silenzio assordante di quel reparto, siamo rimaste io e te…ma non eravamo sole, il Signore era con noi seduto lì nella poltrona vicino al letto. In quel momento, ho sentito che questa esperienza ci avrebbe legato in modo viscerale, non ho mai smesso di accarezzarmi il pancino e di parlarti finchè l’anestesia non ha cominciato a fare effetto…e intanto pregavo continuamente!

Ero alla XXV settimana di gravidanza e lì chiudendo gli occhi ti ho vista nelle Grandi e Potenti mani di Dio. E’ stata una visione ambivalente perché era come se il Signore, prima dalle Sue mani ti donava a me, ma allo stesso tempo, io ti affidavo a Lui..ed ero serena, con una grande pace nel cuore perché per fede avevo la sicurezza che, se tu eri arrivata per volontà di Dio, Lui ti avrebbe preso in braccio e si sarebbe preso cura di te…sempre!. Nella mia testa e nel mio cuore questo era il versetto della Parola di Dio che mi accompagnava:

 

” Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” Ebrei 11:1.

 

Non ti ho detto che prima di entrare in ospedale avevamo deciso che ti saresti chiamata: Chiara. Un nome con un suono dolce, un nome corto che non si può abbreviare, ma principalmente, un nome che ricorda luce, bagliore, chiarore appunto, che si vede in fondo al tunnel buio della malattia. E poi Chiara è la sintesi perfetta dei nomi del tuo papà e mio, iniziali e finali sono le stesse!!

Una volta tornata in camera, tempo per pensare ne avevo molto, e mi venivano in mente le preghiere che avevamo fatto e che non erano state esaudite da Dio e mi domandavo perché..ogni volta che i dolori erano tremendi, e anche nei mesi a seguire, ogni volta che dovevo lasciarti per ore per andare a curarmi e quando tornavo non avevo neanche le forze per prenderti in braccio, io mi chiedevo perché e mi arrabbiavo e non ti nascondo che me la prendevo con Dio alcune volte…

Nei giorni dopo l’intervento a causa della dieta forzata, del post operatorio, delle nausee avevo perso 5 chili e tu ne stavi pagando le conseguenze. Un giorno non ti ho sentita scalciare per ore, hanno dovuto farmi una flebo e quando nell’ecografia di controllo ho sentito il tuo battito e ho visto il tuo corpicino muoversi in quello schermo, ho pianto di felicità…ho avuto paura..tanta!

E intanto il Signore si stava usando grandemente di me e lo capivo giorno dopo giorno..

Quando noi, come figlioli di Dio, preghiamo e chiediamo al Signore di usarsi di noi per servirlo, siamo sinceri fino in fondo con Lui? Quando diciamo: “Padre sono strumento nelle tue mani, voglio fare la tua volontà”, siamo poi davvero pronti ad accettare ciò che Lui ha riservato per noi, anche ad accettare una grave malattia, per fare davvero quello che Lui vuole?

Io devo dire che il Signore si è usato potentemente di te e di me per parlare di Lui a tutti! Ogni giorno ho raccontato di Gesù a qualcuno, ai pazienti, ai parenti, al personale, ai medici, anche al primario, che ha visto la Bibbia sul mio comodino! Ho regalato la mia Bibbia ad un’infermiera che mi ha detto che non l’aveva e Le gocce dal cielo ad un’inserviente. Ti chiederai perché ha usato noi? Probabilmente perché il Signore sa che lo amiamo a prescindere da tutto, Lui ha un piano per noi e la nostra missione è dare testimonianza della sua Potenza! Tu ed io siamo la prova concreta e tangibile che Dio è ancora vivente e che è sempre all’opera, che solo Lui può fare miracoli perché è il Dio dell’impossibile.

 

  ” Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” Ebrei 13:8

 

Noi possiamo e dobbiamo dare Gloria e Lode solo a Lui.

Sia a casa che in ospedale, ogni sera il tuo papà e io leggevamo insieme ad alta voce la Bibbia, una volta per uno, così tu oltre che ad ascoltare le nostre voci, conoscevi le meravigliose storie di Dio Padre e Gesù suo figlio. Nei giorni in cui stavo un pò meglio, andavamo in saletta papà si metteva al piano e io al microfono cantavamo i cantici e lodavamo il Signore..quante benedizioni in quei momenti!

Dopo l’intervento il tuo meraviglioso papà mi ha aiutata tanto..ha dormito due notti in ospedale di fianco a me, seduto sulla poltrona, la stessa su cui era seduto il Signore la notte prima dell’intervento. Avevi così, sia il tuo papà terreno che il tuo Padre celeste.

Anche quando sono tornata a casa, io non riuscivo nemmeno a lavarmi da sola..il tuo papà lo faceva e non lo ringrazierò mai abbastanza per questo. Nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, ci siamo promessi questo il giorno che ci siamo sposati e questo sarà per tutti i giorni della nostra vita.

E’ facile amarsi quando tutto va bene, soprattutto quando si è giovani, ma quando ti ammali di cancro non soffri solo tu, ma tutte le persone che vivono con te. Sai Chiara, il tuo papà è sempre riuscito a farmi sentire amata, mi diceva che ero bellissima anche nei giorni peggiori, io non ci credevo, però quanto mi faceva bene al cuore!! Tanti uomini non sanno come affrontare la malattia della propria moglie e scappano, ma noi abbiamo qualcosa o meglio qualcuno che tanti non hanno: il Signore e se ami Dio non puoi non amare tua moglie!

Qualche sera dopo l’intervento, a casa nostra sono venuti a trovarci il pastore con sua moglie e insieme abbiamo parlato, abbiamo pregato e il pastore ha letto e commentato il Salmo 121:

 

” Alzo gli occhi verso i monti…Da dove mi verrà l’aiuto?

Il mio aiuto vien dal Signore che ha fatto il cielo e la terra.

Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà.

Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà ne dormirà.

Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; Egli sta alla tua destra.

Di giorno il sole non ti colpirà, ne la luna di notte.

Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà L’anima tua.

Il Signore ti proteggerà. quando esci e quando entri, ora e sempre”.

 

Proprio questo salmo perché in quel momento avevo bisogno, oltre che di sostegno e di preghiera, anche di protezione. Da chi? ti chiederai.. Dai pensieri malvagi, dalle immagini tristi che annebbiano la mente, dalla realtà distorta, dalle parole cattive che purtroppo il maligno continuamente ci manda.

Ogni giorno il maligno viene a farmi visita cercando di farmi sprofondare nell’angoscia o di farmi arrabbiare e a volte ci riesce..quando prevale la parte carnale e umana, le lacrime scendono oppure quando provi rabbia o paura perché le cose non vanno bene o ancora quando stai troppo male per poter fare qualsiasi cosa, chiedi a Dio: “Fino a dove mi vuoi portare Signore, qual è il limite massimo di sopportazione a cui devo arrivare?”. Quando invece, ti lasci guidare e fai emergere la parte più spirituale e profonda di te, proprio in quei momenti, la mia Lode e il mio Ringraziamento a Dio sono ancora più forti!

Dopo qualche settimana dall’intervento, i dolori erano tremendi, avevo bisogno di fare molto esercizio per recuperare e ho cominciato a fare fisioterapia quotidianamente e per molte ore. Era molto doloroso e faticoso anche perché il pancione cresceva, ma la voglia di riprendere in mano la mia vita era più forte di qualsiasi cosa..io volevo recuperare soprattutto l’uso del braccio operato perché quelle braccia ti avrebbero stretto a me. La prima persona che ti avrebbe preso dovevo essere io per forza!!

Ed è stato così…ho lottato con le unghie e con i denti per te, per noi. Quando andavo a fare la chemio tutti guardavano increduli il mio pancione e mi chiedevano: “Ma tu fai la chemio in gravidanza, ma non è possibile, come fai?”. Io rispondevo che tu eri dentro di me e certamente mi davi una grande forza per lottare, ma che senza Dio, non avrei fatto nulla. A  distanza di due settimane dalla prima chemio, ho perso le prime ciocche di capelli e piano piano sempre di più..I medici mi avevano detto che sarebbe successo, ero preparata, ma è stato comunque traumatico.. Ma come fai a essere pronta ad un evento del genere? Come si fa ad accettare che stai diventando calva, che stai perdendo le ciglia e cambi anche lo sguardo, che si modifica il colore delle pelle, che il tuo seno è deturpato e che hai molti chili in più? Non sei pronta, anzi ti senti donna a metà e la gente minimizza, ti dice dandoti una pacca sulla spalla che tanto poi i capelli ricresceranno.. già..vuoi provare? Mi veniva da dire..Alla fine, poi, due persone a cui voglio immensamente bene, con tutta la disinvoltura e spontaneità del mondo, con la macchinetta, mi hanno rasato i pochi capelli rimasti.

Avresti dovuto venire al mondo il 19 Aprile e invece il 29 Marzo mi hanno ricoverato di nuovo per far nascere te, mi avrebbero indotto il parto in anticipo per poter continuare con le cure in modo più tranquillo e lo avrei fatto con parto naturale…che bello, avrei vissuto questa emozione che all’inizio avevano scartato perché un’ipotesi era che ti facessero nascere molto prematura di sette mesi. Invece, siccome il mio corpo rispondeva bene alle terapie e parametri degli esami erano nella norma, i medici hanno deciso di continuare a farti crescere nella pancia della tua mamma dove era giusto che tu stessi.

I dottori dicevano che avrei sentito molto dolore perché le contrazioni erano provocate e non spontanee, ma a me non importava e il ginecologo quasi mi sussurrò che con quello che avevamo passato era giusto così, almeno la gioia di un parto naturale era più che lecita!

Che mix di emozioni avevo quel giorno, ma il sentimento più forte in assoluto era vedere e sapere che tu stavi bene, avevo un esigenza fisica di stringerti, sentire il tuo profumo, ascoltare il tuo respiro..tutti avevano bisogno di vederti..l’attesa era davvero tanta…non immagini quante persone ti volevano bene ancor prima che tu nascessi.

La domenica prima del ricovero, in chiesa avevo testimoniato e la voce mi si rompeva dal pianto perché raccontavo quelle sensazioni di ansia e paura e ricordo che il pastore disse che tutte le mamme hanno paura quando arriva il momento del parto, ma che io a maggior ragione, avevo ancora più diritto di essere ansiosa, ma che non dovevo dimenticare mai che con noi ancora una volta ci sarebbe stato il Dottore dei Dottori.

Ricordo che durante l’ultimo controllo erano presenti anche il primario e due infermiere della neonatologia perché, essendo prematura e avendo subito le mie cure, avresti potuto aver bisogno di attenzioni speciali. Probabilmente saresti nata senza capelli, saresti dovuta stare in incubatrice e avresti dovuto seguire ulteriori accertamenti. Io ovviamente ero molto preoccupata perché avevo paura che potesse succederti qualcosa.

In quei giorni eravamo costantemente visitate da tutti i medici in collegiale, ma ad un certo punto mi è tornato alla mente il versetto che dice:

“Non siate dunque in ansia per il domani, basta a ciascun giorno il suo affanno” Matteo 6:34.

Era inutile preoccuparsi, il Signore ci avrebbe soccorso anche in quel momento come aveva sempre fatto.

E infatti alle 21:59 del 30 Marzo 2016 sei nata tu, meraviglioso amore mio e ai miei occhi tu eri perfetta! Avevi così tanti capelli che sembravano finti è stata la prima cosa che mi ha fatto notare il tuo papà quando ti hanno messo sopra il mio petto. Pesavi 2840 kg ed eri lunga 49 cm..niente male per essere una bambina prematura! Il tuo colore era roseo e non lasciava dubbi al fatto che non avessi sofferto. I primi controlli avevano fatto decidere ai medici che l’incubatrice non era necessaria.. eri una tosta e ce l’avresti fatta anche senza! Nelle ore e nei giorni successivi ti hanno sottoposto a molti controlli, ma tu stavi bene, eri sanissima, la neonatologa e la pediatra hanno usato anche il vocabolo “perfetta”..perfetto come tutto ciò che arriva da Dio, anche il versetto del giorno calzava a pennello.    “Dio tuona in modo prodigioso; grandi cose Egli fa che noi non comprendiamo” Giobbe 37:5.

Nulla avviene per caso e questo versetto riassume in poche parole gli eventi di questi mesi. Tu Chiara, sei un prodigio di Dio, un miracolo che testimonia la Sua Potenza, che ci ricorda che quando noi non capiamo perché certe cose accadono, Lui invece sa, conosce ogni cosa. A noi non resta che fidarci.

Da allora, ogni volta che ti guardo mi viene da piangere se penso alla Grandezza di Dio che ti ha resa così forte e sana e per questo io sarò sempre debitrice e piena di gratitudine a Lui. Neanche nei sogni più remoti e nelle preghiere più intime avrei potuto desiderare una bambina come te.

A diciannove giorni del parto, esattamente il 19 Aprile giorno in cui dovevi nascere, ho fatto il terzo ciclo di chemio ed è stato difficilissimo lasciarti quella mattina. Ero molto triste, reduce ancora dal post-parto, sapevo che avrei dovuto lasciarti per ore e non lo trovavo giusto…poi pian piano, mentre mi recavo in ospedale, mi sentivo diversa, più leggera, tranquilla di quando dovevo andare a fare chemioterapia con te. Ho realizzato che tu eri nata e non avevo più paura, era come se stessi andando a fare un semplice vaccino, ora la mia piccolina era a casa al sicuro con la nonna. Il mio obiettivo eri tu e Dio mi ha dato la forza e la serenità per andare avanti, adesso dovevo combattere per arrivare alla fine vincitrice, per poterti raccontare che forza siamo state insieme e che miracolo il Signore aveva fatto nelle nostre vite.

Mentre ero in ospedale e aspettavo che il farmaco arrivasse vedevo donne che per camminare dovevano aggrapparsi al muro, oppure utilizzavano una sedia a rotelle o facevano le terapie del dolore per quanto stavano male. Io ho guardato fuori dalla finestra e alzando gli occhi al cielo, ho capito quanto ero privilegiata..nonostante la forte sofferenza che provavo, io sono sempre entrata e uscita dal reparto con le mie gambe, sapevo che una volta finita la chemio sarei tornata da te e tu mi avresti accolta come se non fossi mai andata via. Dentro di me, in quel corridoio, ho glorificato e ringraziato il Signore per tutto ciò che avevo; sebbene fossimo nel pieno della prova, mi rendevo conto di quanto ero fortunata e ero, ancora una volta grata a Dio di tutti i suoi doni e non triste per ciò che non avevo.

Le settimane scorrevano veloci e finalmente si avvicinavano per me due avvenimenti importanti: la penultima chemio e il mio Battesimo. Quella era una settimana molto intensa, eravamo alla fine di Giugno c’era la tenda, la Domenica ci sarebbe stato il mio Battesimo, la chemioterapia stava volgendo al termine e io ero così contenta..ricordo che sotto la tenda, una sera il pastore ci ha ricordato che Dio ha promesso di esaudire le preghiere di coloro che lo amano e mi sentivo piena di speranza e di Benedizioni..

Il giorno dopo avevo la chemio e come al solito mi sono recata in ospedale, avevo portato la Bibbia e stavo mandando dei messaggi per invitare al mio Battesimo le persone a cui volevo bene perché era un’occasione per far conoscere il messaggio del Vangelo.

Ricordo che ad un certo punto, mentre avevo la flebo, ho cominciato a sentire forti dolori alla pancia, non riuscivo a respirare e la pressione era bassissima, hanno dovuto sospendere e iniettarmi qualcosa che fermasse quei sintomi. Avevo avuto una reazione allergica al farmaco e gli oncologi avevano deciso di interrompere quel trattamento e provarne un altro, solo che invece di due chemio, avrei dovuto farne altre nove e anziché ogni ventuno giorni, tutti i martedì..neanche il tempo di riprendermi l’una dall’altra.

Ero a pezzi, molto scoraggiata era un Martedì e la Domenica avrei dovuto fare il Battesimo e non ne avevo più voglia…mi mancava il coraggio, l’entusiasmo, non riuscivo più nemmeno a pregare, stavo male sia fisicamente che spiritualmente. Poi, una delle ultime sere sotto alla tenda, sono andata avanti ad un appello e piangendo ho invocato il nome del Signore e Lui ha ascoltato il mio grido e ha sciolto il mio cuore..come sempre! Dio è buono e fedele, ancora una volta mi sono arresa alla sua volontà, ancora una volta ho scelto di fidarmi di Lui e lì ho capito che, se tutta questa sofferenza avrebbe portato anche solo un’anima alla salvezza, ne sarebbe valsa la pena. Così il 3 Luglio 2016 ho fatto il Battesimo, il mio patto in acqua con il Signore, molte persone hanno assistito a quell’evento, è stata un momento per seminare, spero possa nascere frutto.

Ad oggi esiste per me un prima e un dopo il cancro..spero di poter tornare ad essere la donna che ero prima di ammalarmi, o almeno di assomigliarle! Vorrei poter prenderti in braccio senza provare dolore, vorrei non dover saltare ogni volta che mi sfiori la cicatrice o ti appoggi alla mammella, vorrei poter stare seduta per terra con te senza sentire male da nessuna parte. Ma si sa che una mamma farebbe qualsiasi cosa per i propri figli e allora anche noi troviamo delle strategie per poter riuscire a fare tutto allo stesso modo. Sicuramente questa esperienza mi ha reso una persona migliore sotto tutti i punti di vista, donna, moglie, madre, credente..spero che tu possa essere orgogliosa di me, ho lottato soprattutto per te perché avevi il diritto di avere una mamma sana.

Per molti mesi ti sei dovuta adattare a me, ai miei tempi e ai miei ritmi, per intere settimane, ogni giorno dovevo lasciarti per andare in ospedale e mi dispiaceva così tanto..mi sembrava di toglierti del tempo prezioso. Capivo che sentivi la mia mancanza, come io sentivo la tua, da come mi accoglievi quando tornavo a riprenderti, stavo così male che avevo solo voglia di andare a letto e dormire, ma appena ti vedevo e i tuoi occhi incrociavano i miei e mi sorridevi, riuscivo ad attingere alle ultime risorse rimaste.

Ho avuto molti problemi durante la chemio e quando ho cominciato a riprendermi un pochino ho iniziato radioterapia..la sensazione era quella di stare dentro una lavatrice che non finiva mai di centrifugare: l’intervento, la chemio, il parto, la menopausa, la fisioterapia, la radioterapia, sembrava non ci fosse mai una fine… Ma dopo ogni lavaggio, anche il più lungo e il più forte, prima o poi finisce e il bucato pulito e profumato, si stende sempre..al sole!

La radioterapia è stata molto pesante, dovevo andare in ospedale tutti i giorni per sei settimane e sono stata parecchio male. Una sera in cui le lacrime scendevano da sole, il tuo papà mi ha ricordato la storia di Giobbe, un uomo che nella sua vita aveva perso tutto, ma che era sempre rimasto fedele a Dio e Dio per ricompensare la sua fedeltà, gli aveva restituito tutto raddoppiandone il premio. Questo dovevo fare anche io..rimanere fedele.

Le cure dureranno cinque anni e non credo potremmo darti un fratellino o una sorellina e non potremmo nemmeno adottarne perché chi mai darebbe un bambino ad una donna che ha avuto un cancro? Questa è una realtà che mi addolora molto, ma se un altro figlio è nella volontà di Dio allora arriverà, sappiamo molto bene che i miracoli possono accadere e chissà mai che come Giobbe, il mio premio raddioppiato possa essere un secondo figlio.

Del futuro noi non sappiamo nulla, quello che so è che ti amo più della mia vita e la mia preghiera è che Dio ti preservi sempre da ogni male e che tu possa consacrare la tua vita a Lui. Ti lascio questo versetto che mi accompagnerà per sempre, spero che anche tu possa farne tesoro.

 

“Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”. Giacomo 1:12

 

Con infinito amore,img-20161214-wa0014

la tua mamma.